18 Nov

Poco meno di trenta giorni di sci spalmati tra Davos e Livigno e una piccola sosta, a Gressoney-Saint-Jean, per ricaricare le pile. Il mio autunno è partito con la testa giusta e le energie al massimo della carica. Se solo penso all'anno scorso e allo strappo muscolare patito a Davos, è tutta un'altra vita. La condizione generale è migliore di quella dell'anno scorso e non vedo l'ora di poter sgasare in gara per scaricare i cavalli del mio motore. Anche perché, sino ad ora e per scelta del mio allenatore Giuseppe Chenetti che io seguo con tanto scrupolo, non abbiamo effettuato delle vere gare, a parte quelle di skiroll estive. Così, ve lo posso mettere nero su bianco, ho una voglia di confrontarmi in gara che in autunno non avevo ancora conosciuto. A Davos, in Svizzera, sulla pista dove ho vinto la mia prima gara di Coppa del Mondo, lo stage è iniziato con la neve stoccata in estate con la tecnica dello snow farming, ma in un giorno solo si è trasformato in una sessione invernale pura: 30 centimetri di neve fresca e temperature ben sotto lo zero. E la possibilità di confrontarmi con la squadra francese sprint e con Lucas Chanavat in particolare in una simulazione di sprint. Poi, dopo qualche giorno a casa insieme alla mia Greta, sono ripartito per Livigno. All'anello di neve, anche lì, allestito grazie allo snow farming, si è aggiunta quella naturale così abbondante da poter permettere di sciare su un anello da venti chilometri di lunghezza. Sono stati giorni importanti di allenamenti in quota, utili per mettere ancora un po' di ore nelle gambe. Ora non vedo l'ora di partire per il nord e per la prima sprint della stagione. A Kuusamo ho voglia di provare a vincere.  

3 Ott

Non ci siamo nascosti per niente ma nella stagione olimpica abbiamo cercato di restare concentrati. Abbiamo fatto gruppo e siamo rimasti lontani dalla gare. Così niente Blink Festival di luglio in Norvegia. Troppa pioggia presa – gli altri anni – e pochi allenamenti fatti. L'Italia è stato il nostro regno. Abbiamo pedalato in Toscana, ci siamo sciroppati chilometri di piste ciclabili e di colli trentini con gli skiroll. Per essere pronti alla stagione più importante dell'ultimo quadriennio, quella olimpica. Come sto? I numeri sono con me. Rispetto allo scorso anno i test hanno tutti dato risultati migliori. Ma al di la del laboratorio e del cronometri sono le sensazioni ad essere migliori. Alle gare abbiamo iniziato a dare del tu ad inizio settembre. Tutti insieme con le stesse ruote – lente – ai campionati italiani di Summer Cross Country. Due gare e una vittoria, nella sprint. Con un piccolo affaticamento muscolare che mi ha consigliato di fermarmi ai box della quindici chilometri. Poi, a metà settembre, ho corso la classica Bossico-Sovere, salita in tecnica classica. Quest'anno è stata lotta vera con i francesi Maurice Manificat e Clément Parisse e con il mio compagno di allenamenti Francesco De Fabiani. Ha vinto Defa ma io ho avuto proprio delle belle sensazioni. Il giorno dopo abbiamo gareggiato di nuovo. Siamo scesi nel piacentino, a Bobbio, per i tricolori in salita sempre in tecnica classica. E a cronometro sono finito a 9” da uno specialista come Francesco. Poi, finalmente, è arrivata la neve. Non mi pareva vero di poter rimettere gli sci su una pista, che pareva essere una cartolina tanto era bella e curata, del ghiacciao della Val Senales. Una settimana con un volume di ore esagerato è volata via in un amen. E quando ci siamo ritrovati a Feltre per il Gp Sportful il morale era alla stelle e la condizione, considerando il tanto allenamento fatto, non male. Per il quarto anno di fila ho vinto la sprint del sabato e la domenica, nella salita al Croce d'Aune, la gara sugli skiroll più importante della stagione, me la sono giocata benissimo. Al via c'era anche il mostro sacro Ole Einar Bjoerndalen ma la gara l'abbiamo fatta noi italiani. Lungo la salita ho tenuto bene e non ho mai avuto la sensazione di dover mollare. Così, quando mancava meno di un chilometro al traguardo, e c'è stato un cambiato di ritmo, ho provato a farlo anch'io e ho vinto per la prima volta in carriera questa gara. La condizione è buona e, in estate, ho cercato di alternare allenamenti e riposi. I test fatti dicono che sto ancora crescendo e che le mie prestazioni migliorano. Il mio fisico, e questo è ciò che conta davvero, reagisce sempre meglio ai carichi di lavoro. La testa c'è. Sono tranquillo e so che la vita da atleta la so fare e ho imparato a come gestirmi in gara e fuori. Insomma mi sento maturo e pronto. Per cosa? Sino ad ora a dare tutto negli allenamenti, che è la condizione per poi poter essere settato a giocarmi la gara dell'anno il 13 febbraio 2018: la Sprint classica dei Giochi olimpici di PyeongChang.  

18 Mar
@NordicFocus

“Esserci, sempre”. Federico che non molla l'osso, che ci crede sino alla fine, che rischia tentando di avere la condizione giusta dalla prima all'ultima gara. E che solo per dettagli che questa volta hanno fatto la differenza – succede – in negativo è rimasto fuori dalla finale dell'ultima gara veloce dell'anno, a Québec City. La Coppa del Mondo Sprint è tornata in Norvegia, vinta da Johannes Hoesflot Klaebo, al quale bastava il 19° posto con Federico vincente per farla propria (è arrivato 7°). Ma Federico ha lottato, eccome se ha lottato. “L'ho persa nella prima parte della stagione e a Québec sono partito per vincere la gara - perché sono uno al quale piace vincere - ma senza pensare alla Coppa. Non ho mai saltato una gara tranne quella preolimpica della Corea. E' stata una stagione molto dispendiosa e, per questo, difficile. Sono uno che cura i particolari ed è una scelta che dà tanto ma che toglie anche tanto. A livello mentale non ho più energie. Ho bisogno di staccare la spina. E' stata una stagione strana: ognuno di noi non era al 100% in Coppa del Mondo perché c'erano i mondiali come obiettivo dell'anno. E un po' tutto ha girato intorno a quello”. Federico aveva due cartucce da sparare a Lahti. Con la prima ha fatto centro, colpendo il bersaglio più grosso: oro nella Sprint Skating. Con la seconda, insieme al compagno di una vita Dietmar Noeckler, lo si potrebbe anche dire: argento nella Team Sprint Classic. In due edizioni del mondiali tre medaglie: 1 bronzo (Falun), 1 argento e 1 oro (Lathi) che si vanno ad aggiungere al bronzo Juniores di Hinterzarten e all'oro Under 23 di Liberec. In Coppa del Mondo Sprint non scende dal podio da tre anni: 3° nel 2015; 1° nel 2016 e 2° nel 2017. Sino a Val Mustair 2016, stage del Tour de Ski, in stagione non era andato oltre la semifinale (tra l’altro, solo una volta a Davos). In Svizzera è arrivato il primo podio, il sedicesimo della carriera. Ha vinto poco – si fa per dire, rispetto alle cinque perle della scorsa stagione – ma ha vinto pesante: 1° a Falun e poi 1° ai mondiali di Lahti, nel giorno più importante dell'anno. “Se ero il Pellegrino più forte di sempre? No, ci sono state altre volte nelle quali mi sono sentito più forte. Ma ero il più competitivo di sempre: forte di testa e forte di gambe”. Dieci vittorie in Coppa più una ai mondiali in totale sino ad ora. E ancora due gare distance da disputare oggi e domani in Canada prima delle vacanze.“Esserci, sempre”. La Coppa del Mondo Sprint va a Klaebo ma Federico ci ha provato sino alla fine.   

8 Mar
@NordicFocus

“E' stato un boccone amaro da buttare giù ma io ci spero ancora. Non mi arrendo certo. Ora guardo al Canada e provo a lottare sino alla fine. E allora guardo a tutto il buono che sono riuscito a mettere sugli sci in questa gara che non mi è mai stata troppo amica”. Nell'ottava volta a Drammen Federico ha lottato come un leone, vendendo carissima la pelle e non passando il quarto di finale per l'inezia di 5/100 di secondo in un fotofinish con il norvegese Sindre Bjoernestad Skar dopo essere rimasto intruppato e aver fatto lo slalom tra gli altri sprinter per passare dal quinto al “quasi” secondo posto. “E' andata così – racconta -. C'è da dire che, rispetto a tante altre volte, non avevo sci più veloci degli altri. In particolare i norvegesi avevano materiali veloci, molto veloci. Mi sono giocato bene le mie carte e ho capito che la condizione è ancora buona, sia a livello mentale che fisico. Ho ancora voglia di mettercela tutta e di finire bene questa stagione. L'ultima parola di quest'annata magnifica non è ancora stata scritta”. In testa alla classifica c'è ora il norvegese Johannes Hoeflot Klaebo che, con il secondo posto in gara dietro l'altro norvegese Eirik Bransdal, guida con 369 punti contro i 331 di Federico, dodicesimo e primo escluso dalle semifinali. A tenerlo fuori per 39/100 è stato lo sloveno Janez Lampic, allenato dall'ex coach di Federico, Stefano Saracco, passato come Lucky Looser.   

5 Mar
@NordicFocus

“A Drammen non sono mai andato oltre i quarti di finale. Ma mi ricordo bene il 7° tempo in qualifica dello scorso anno. Io ci provo: sono in testa alla Coppa Sprint e ho tante energie mentali e fisiche da spendere”. Federico Pellegrino ha già la testa alla Coppa del Mondo che ripartirà mercoledì prossimo con la Sprint Classic sul circuito cittadini di Drammer, in Norvegia. I suoi mondiali si sono chiusi con l'8° posto nella Staffetta 4x10 mista dopo aver vinto l'oro nella Sprint Skating e l'argento nella Team Sprint Classic. “Le gare a squadre si vincono e si perdono in quattro. Ci credevamo e l'abbiamo preparata nel tempo. Perché è da quest'estate che ci pensiamo e che sognavamo questa gara. Non è andata come speravamo. Avremmo dovuto restare attaccati alla testa della gara sin dall'inizio e non ce l'abbiamo fatta. Semplicemente nessuno di noi quattro ha fatto la Staffetta della vita. Sappiamo bene che ogni anno è differente e che se, l'anno scorso siamo riusciti a salire sul podio finendo terzi a Nove Mesto, possiamo essere di nuovo competitivi. L'anno prossimo ci sarà la Staffetta dei Giochi Olimpici di Pyeongchang e vogliamo essere competitivi”. Dopo Drammen Federico volerà in America per il finale di Coppa del Mondo e l'ultima Sprint dell'anno. Poi sarà tempo dei festeggiamenti. A Nus, a casa sua, di nuovo in piazza in mezzo alla sua gente.

5 Mar
@NordicFocus

“L'abbiamo voluta, cercata e ottenuta. Questo argento ce lo siamo andati a prendere”. Mai prima d'ora l'Italia del fondo aveva vinto una medaglia in tecnica classica in una Team Sprint dei mondiali. Dopo l'oro della Sprint Skating, il bronzo nella Team Sprint Skating dei mondiali di Falun 2015, Federico Pellegrino ne ha vinta un'altra, quella d'argento insieme al compagno di una vita di gare, Dietmar Noeckler. E, considerando il bronzo nella Sprint Skating dei mondiali Juniores di Hinterzarten 2010 e l'oro della Sprint Classic dei mondiali Under 23 di Liberec, ha portato a cinque il numero di medaglie iridate personali. “Il giorno dopo la Sprint Skating avevo due gambe dure come quelle delle settimane con 30 ore di lavoro. Avevo dormito pochissimo e la tensione era passata tutti nei muscoli. Ma a Casa Italia mi hanno rimesso nuovo: prima un'alimentazione ad hoc e poi le cure del fisioterapista. E oggi, volavo di nuovo. Io e Diddi abbiamo capito che tra i migliori al mondo, anche in classico, possiamo esserci pure noi. Quando ho visto la start list mi sono caricato ancora di più: Francia, Svezia e, in parte, Canada, hanno schierato gli sprinter puri e mi sono chiesto se avessero mai potuto tenere per una gara così lunga come la Team Sprint. Ho guardato Diddi e ci siamo detti: ce la giochiamo in quattro; ce la possiamo fare”. All'inizio dell'ultima discesa, sotto il nevischio e con sci ancora una volta iper performanti, Federico è insieme a Russia, Norvegia e Filandia. E' terzo. Iversen e Niskanen si agganciano all'ingresso dell'ultima curva e cadono; Federico si rialza, Ustiugov arriva da dietro e lo passa all'esterno. “Sono episodi – dice -. Nella carriera di un'atleta una volta sei fortunato e una volta no. Oggi mi è andata bene ma avrei voluto vedere come sarebbe andata a finire in quattro. Perché in cima alla salita mi ero tenuto un po' di energia per giocarmi tutto in volata”.

5 Mar
@NordicFocus

Solo dopo una tazza di latte e cereali, come quand'era un ragazzino, si è chetato. La notte mondiale di Federico è stata un viaggio dentro se stesso. Prima chiacchierando e raccontando al compagno di mille gare Dietmar Noeckler, in camera con lui. Poi da solo, tra i mille messaggi visti sui social, un pezzo di libro letto e il sudoku. “Che di solito mi rilassa. Ma non stanotte. Le gare di noi sprinter sono fatte così: tanta adrenalina che poi fai fatica a lasciare andare. Un distance si addormenta subito; uno sprinter no. Troverò il tempo di rispondere a chi mi ha scritto. Intanto ringrazio e penso a tutti voi da qui, attraverso il mio canale ufficiale”. Che se poi passi le ore a riguardarti il film della tua vita agonistica, non ti addormenti più per davvero. “E ci vuole lo spuntino delle cinque del mattino per riuscirci. E' stata un'emozione diversa, particolare. Forse quelle dei primi successi, quand'ero un ragazzino che sbagliava e poi faceva cose sorprendenti, sono state più vive. Questa è più intesa, lunga e duratura. Subito dopo la gara sono andato a Casa Italia e mi sono sentito davvero a casa. E accolto. Il cuoco mi ha lasciato scegliere il menu e mi sono gustato anche la mia torta preferita, una millefoglie che non mangiavo da una vita. Il momento più bello è arrivato in camera. Quando sono entrato e ho chiuso la porta ho realizzato. E mi sono rivissuto le urla di felicità della mia Greta sul traguardo. No, non è stata una sorpresa questa medaglia. Tutti sapevamo bene che il vero obiettivo dell'anno era l'oro mondiale. Nessuno dei primi cinque della finale è andato in Korea per le preolimpiche: volevamo tutti la stessa cosa. Ora che ho tutti e due i simboli del primato posso dire che hanno lo stesso valore: per vincere la Coppa devi essere competitivo tutta la stagione; per essere il migliore un giorno devi essere pronto nel momento giusto. Poi a livello mediatico conta più il titolo di campione del mondo”. Una sciata di prima mattina - “fondamentale per la team sprint con una chicca: è stata la prima sciata color oro. Lo sponsor voleva farmeli indossare già per la gara ma io gli ho presi solo dopo il traguardo. Ora me li godo tutti” - e poi la mente che vola a domenica. “Sarò leggero. E potremo essere anche competitivi”. Latte e cereali per addormentarsi. “Tutti noi sprinter volevamo questo titolo. Ora che ho vinto Coppa e oro mondiale posso dire che hanno lo stesso valore”

22 Feb
@NordicFocus

“Ci arrivo nel modo migliore. Ora tocca a me e, lavorando tutti al massimo, il risultato grosso ce lo possiamo andare a prendere”. Pronto per viversi il sogno mondiale. Federico è sereno. Di più. E' tranquillo e consapevole di aver fatto tutto quello che c'era da fare per essere pronto a giocarsi la medaglia d'oro mondiale, quella della Sprint Skating che domani assegnerà i primi metalli ai Campionati del Mondo di Lahti. “Sono qui con le buone sensazioni, cresciute di gara in gara durante la stagione di Coppa. Non ho vinto tanto, non sono stato quello dello scorso anno. In chiave mondiale, meglio: avrò meno pressioni e non sarò io l'uomo da battere. Sono arrivato ad una fase centrale e di maturità della mia carriera. Ho tanta voglia di gareggiare e di giocarmi le mie carte sino in fondo. E' il mondiale del ricambio generazionale: tutti i pretendenti alla medaglia sono classe 90, come me. E su tutti io ci ci metto i norvegesi – con Klaebo in testa – e i russi – con Ustiugov -. Io posso far parte di quel gruppo. Poi, attenzione anche ai finlandesi, che corrono in casa, e ai francesi”. Ai mondiali di due anni fa, a Falun, Pellegrino si prese il quinto posto nella Sprint Classic e il bronzo con Dietmar Noeckler nella Team Sprint Skating. “Da allora ho affinato tanti piccoli particolari. Sono cresciuto e conto di poterlo fare ancora. Credo di essere appena sotto il mio limite. A Lahti, lo scorso anno, ho preso bene le misure a questa pista. Non è così dura ma non è da sottovalutare: la tattica, i giochi delle scie e i materiali saranno fondamentali. Il rettilineo finale è un po' più lungo rispetto a quello dell'anno scorso e per me è una novità positiva perché potrò far valere il mio cambio di ritmo”. A Lathi ci sono una cinquantina di “giallo vestiti”. Sono i tifosi del Fan Club. “Non vedo l'ora di sentirli chiassosi e di vederli colorati, là in mezzo al pubblico. A Lahti c'è un'atmosfera elettrizzante. Qui si respira pane e fondo. E' tutto esaltante”. Ora tocca a lui.Federico in carriera ha vinto il bronzo nella Sprint Skating dei Campionati del Mondo Juniores di Hinterzarten 2010; l'oro nella Sprint Classic dei Campionati del Mondo Under 23 di Liberec 2013; il bronzo nella Team Sprint Skating dei Campionati del Mondo di Falun 2015. In Coppa del Mondo vanta 9 vittorie individuali e 15 podi. Nel 2016 ha vinto la Coppa del Mondo Sprint e, ad ora, è in testa alla classifica Sprint 2016/2017.

20 Feb
@NordicFocus

“Tosta”. Federico Pellegrino lo dice tre volte. “Pista tosta; neve tosta; gara tosta”. Il quarto posto della Sprint Skating di Otepaa, in Estonia, l'ultima prima di quella mondiale di giovedì prossimo, gli ha messo la giusta carica addosso. “Non potevo fare gara migliore per dare fondo alle mie energie: so che serve per dare il massimo a Lathi. Mi spiace perché un quarto posto, un altro dopo quello di Dobbiaco, non mi fa troppo felice ma sono fiduciso. Partiamo subito per la Finlandia così ho tutto il tempo di ambientarmi. Domani scierò già sulla pista dei mondiali”. In qualifica è arrivato il secondo tempo. “Le sensazioni erano ottime: a livello di ritmo, di gambe e di tempo. Il quarto di finale è stato difficile: c'era Northug, c'era Harvey. L'ho gestito bene. In semifinale ho capito che sarebbe stata dura. Non era facile scaricare i cavalli su questa pista e su quel rettifilo finale. Bisognava essere tattici e l'ultima curva contava tanto. In semifinale ho preso la curva un po' troppo larga e sono rimasto fregato da Krogh e Klaebo. In finale i norvegesi l'hanno messa sul duro. Ho cercato di tenere e di accodarmi ma su questa neve così molle la mia esplosività non può essere espressa a pieno”. Federico si è allenato tanto nelle scorse settimane. “Non sono ancora al 100% della condizione. Ho bisogno ancora di qualche giorno per scaricare il lavoro. A Lathi so che potrò dare la zampata. I norvegesi sono il riferimento: saranno loro gli avversari da battere. Arrivare al mondiale senza essere l'uomo di riferimento mi fa stare un po' più tranquillo”.

28 Gen
@NordicFocus

Federico vince la decima sprint di Coppa a Falun, la prima dell'anno.

“La forma è arrivata al momento giusto. Avevamo programmato dovesse già esserci a Davos, per dicembre, ma non sempre tutto riesce bene nello sport”. Federico Pellegrino è tranquillo. La 10a vittoria in Coppa del Mondo, e il 18° podio in totale, è figlia della pista di Falun, quella dove ai mondiali 2015 vinse il bronzo nella team sprint insieme a Dietmar Noecker. E di una sagacia tattica che non gli ha fatto sbagliare niente. “La condizione, a livello fisico, c'era già da Dobbiaco. Adesso sono cresciuto ancora un po' e sono stato attento a studiare bene la strategia. Sapevo che non dovevo scollinare davanti, che dovevo starmene buono e coperto a risparmiare energie. Con le gambe ancora fresche e con sci velocissimi potevo giocaremi tutto nel rettileneo finale. Siamo stati bravi tutti quanti: io sono stato lucido e freddo anche quando, in finale, mi sono trovato quinto, gli skiman mi hanno preparato sci davvero performanti e, una volta in fondo alla discesa, ho potuto accelerare forte del mio cambio di ritmo, finalmente ritrovato”. Federico non era mai andato a podio in una gara nel Nord Europa. “Sono soddisfatto. E molto in fiducia. La pista di Falun è simile, nella parte finale, a quella dei mondiali di Lathi. La settimana scorsa ero dispiaciuto di non essere salito ad Ulricehamm per la staffetta di Coppa. Ora so che è stata la scelta giusta”. Federico non sarà in gara nelle preolimpiche di PyeongChang e rientrerà in Italia per continuare la preparazione iridata. I campionati del mondo sono previsti dal 21 febbraio al 5 marzo.

19 Gen
@NordicFocus

Niente gara distance in Svezia e preolimpiche in Korea

L'obiettivo sprint skating dei campionati del mondo di Lathi è stato messo nel mirino. Il 23 febbraio non è troppo lontano e Federico Pellegrino ci vuole arrivare al massimo della forma. D'ora in avanti tutte le energie saranno concentrate su un solo focus: essere al top quel giorno. Per questo Federico ha deciso di saltare la trasferta di gare distance di Ulricehamm, in Svezia, per salire in quota, ai 2000 metri di Saint-Barthélemy, e preparare la sprint skating di Falun, prevista il 28 gennaio. I suoi compagni di squadra gareggeranno nella 15 chilometri skating di sabato 21 e nella staffetta 4x7,5 chilometri mista di domenica 22, nella quale Pellegrino avrebbe dovuto essere al via, e lui si allenerà in altura. “Falun sarà un bel test per capire la mia condizione a meno di un mese dai mondiali - ha detto Federico -. Dopo quella gara saprò come finalizzare il lavoro per la sprint iridata. Non mi interessa la classifica di coppa sprint e non andrò a disputare le gare preolimpiche sulla pista di PyeongChang: resterò in Italia per allenarmi. Sto attraversando un periodo di buona forma generale e le sensazioni che ho percepito a Dobbiaco sono state davvero buone. La condizione sta crescendo sempre più. Ora è arrivato il momento di stare concentrato: inizia una fase molto importante della stagione e ho voglia di fare tutte le cose per bene e al meglio delle mie possibilità”. 

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